IN PIAZZA DUOMO A MILANO - NO ALLA PAS - ARMA LETALE CONTRO I BAMBINI E CONTRO LE MADRI -





 

Perché da anni denuncio l’utilizzo della PAS nei tribunali

Da anni denuncio l’utilizzo, diretto o indiretto, della cosiddetta Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) nei tribunali italiani perché rappresenta un grave rischio per i diritti umani, per la tutela dei minori e per la sicurezza delle donne che denunciano violenza. Le mie ragioni si fondano su dati, ricerche, pronunce istituzionali e sull’esperienza concreta di centinaia di casi seguiti attraverso associazioni, centri antiviolenza, avvocati e professionisti.


1. La PAS non ha alcuna validità scientifica

  • Non è riconosciuta da nessun manuale diagnostico internazionale.
  • Non è presente nel DSM né nell’ICD.
  • Le principali società scientifiche internazionali (psicologia, psichiatria, pediatria) ne hanno dichiarato l’inconsistenza.

Non è una diagnosi: è un’etichetta priva di fondamento.


2. La PAS è stata più volte censurata da organismi internazionali

Diversi organismi internazionali hanno segnalato che il ricorso alla PAS o a concetti analoghi può portare a violazioni dei diritti fondamentali dei minori e delle madri che denunciano violenza.
In numerosi documenti si evidenzia che l’uso di teorie non scientifiche nei tribunali può compromettere la protezione dei bambini.


3. La PAS viene spesso utilizzata per screditare le madri che denunciano violenza

Nella pratica giudiziaria, la PAS viene impiegata per:

  • mettere in dubbio la credibilità delle madri
  • ribaltare le accuse di violenza
  • trasformare la protezione in “ostilità”
  • giustificare allontanamenti ingiustificati dei minori

Questo meccanismo produce un effetto devastante: la madre che denuncia diventa improvvisamente “colpevole”, mentre la violenza scompare dal quadro.


4. L’utilizzo della PAS può portare a decisioni giudiziarie pericolose

L’applicazione di concetti pseudo-scientifici può determinare:

  • collocamenti forzati
  • allontanamenti traumatici
  • affidi a figure non protettive
  • interruzioni improvvise del legame madre‑figlio
  • percorsi “terapeutici” coercitivi

Sono decisioni che possono compromettere lo sviluppo psicologico del minore e violare il suo diritto alla sicurezza.


5. La PAS oscura il vero problema: la violenza domestica

L’uso della PAS nei tribunali:

  • distoglie l’attenzione dalle condotte violente
  • minimizza i rischi per il minore
  • trasforma la protezione in “manipolazione”
  • crea un clima giudiziario ostile verso chi denuncia

Il risultato è che la violenza viene neutralizzata, mentre il minore non viene realmente ascoltato.


6. La PAS contrasta con i principi costituzionali e con la tutela dei minori

L’utilizzo di teorie prive di base scientifica nei procedimenti giudiziari:

  • viola il principio di legalità
  • compromette il diritto alla prova
  • mette a rischio il superiore interesse del minore
  • può configurare discriminazioni indirette verso le donne

La giustizia deve basarsi su evidenze, non su costrutti ideologici.


7. La mia denuncia nasce dall’esperienza concreta e dal lavoro istituzionale

Da anni, attraverso:

  • l’Associazione Federico nel Cuore ODV
  • UDI Milano
  • l’Osservatorio sul Filicidio
  • la collaborazione con centri antiviolenza, avvocati, magistrati, docenti universitari e ordini professionali

raccolgo testimonianze, casi, dati e analisi che mostrano come l’uso della PAS o di concetti analoghi abbia prodotto danni profondi e irreversibili a bambini e madri.

Il mio impegno è civile, istituzionale e scientifico:
proteggere i minori, garantire la sicurezza delle donne, impedire che teorie prive di fondamento entrino nelle aule di giustizia.


8. Perché continuo a denunciare

Perché ogni volta che la PAS entra in un tribunale:

  • un bambino rischia di non essere creduto
  • una madre rischia di essere punita per aver protetto
  • la violenza rischia di essere cancellata
  • la giustizia rischia di tradire la sua funzione

E perché la mia storia personale, la memoria di mio figlio Federico e il lavoro quotidiano con centinaia di famiglie mi impongono di non tacere.


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